Il Valore Dell’Autostima

Riflessioni

Vivere e lavorare in America significa tra le altre cose anche viaggiare. Viaggiare per il piacere di scoprire e conoscere nuovi luoghi – New York non è l’America – e viaggiare, anche frequentemente, per lavoro che siano meeting, convegni, o incontri con i clienti. E allora quasi sempre si prende un aereo e lo si fa con quella leggerezza con cui dalle mie parti si va da Moie a Jesi (11 Km/6 Miglia), o con quella voglia di evasione con cui da Milano si va in Liguria (150 Km/80 Miglia).

Da queste parti avere un meeting di lavoro significa almeno per me svegliarmi alle 5 di mattina, salire su un aereo con destinazione California – di miglia farne almeno 2.500 (4.600 Km) – e dopo una media di sei ore di volo e una di macchina essere pronti per iniziare la giornata. E mentre l’andata è solitamente dedicata ad una revisione di presentazioni e naturalmente alle email, il ritorno profuma spesso di ricompensa. È durante il viaggio di ritorno che scatta il momento relax che per me significa un buon libro o più spesso, un film.

Anche se i cinefili storceranno un po’ il naso dato il sacrificio a cui ogni film è sottoposto tra dimensioni dello schermo e audio, io considero i viaggi in aereo un buon modo per scoprire film che mi sono fatta scappare al cinema o per rivedere qualcosa che mi è piaciuto molto (vi risparmio l’informazione su quante volte abbia rivisto “The Greatest Showman”). L’esperienza non è di certo da sala cinematografica ma come contropartita c’è un fattore importate: il basso rischio. Si ha l’assoluta libertà di esplorare, azzardare e lasciarsi ispirare dal momento.

Avete presente Forrest Gump quando dice “La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.” Ecco la proposta cinematografica in aereo, e le mie scelte, sono come la scatola di cioccolatini di Forrest: non so mai cosa aspettarmi.

Posso passare dalla serietà e distacco di un film impegnato, all’emozione con tanto di lacrima per un film commovente che quando viaggi da sola inevitabilmente significa attenzione dell’assistente di volo di turno che avvicinandosi ti sussurra un “Is everything ok?”/“Va tutto bene?,” fino ad arrivare ad una solare risata soppressa a stento perché sei in aereo e tutti intorno a te dormono beati.

È proprio durante l’ultimo viaggio di ritorno da Los Angeles che ho scoperto “I feel PRETTY” tradotto in italiano come “Come ti divento bella,” il nuovo film di Amy Schumer – comica, attrice e sceneggiatrice americana uscito nelle sale cinematografiche italiane in Agosto e già disponibile on-demand (vi consiglio di guardarlo ovviamente, trovate il trailer qui sotto).

Sono una fan di Amy, del suo stile diretto, scanzonato e positivo. Sono una fan di Amy da quando nel Novembre del 2015 ha posato nuda per una foto della fotografa Annie Leibovitz per l’edizione 2016 del Calendario Pirelli che Amy in un suo tweet ha commentato con “Bella, grossa, forte, magra, grassa, carina, brutta, sexy, disgustosa, impeccabile, donna.”

Sono una fan di Amy – e non potrebbe essere altrimenti – e del suo modo di fare shake-up. Si, Amy fa shake-up quando parla dei tradizionali canoni di bellezza, fa shake-up quando affronta il tema del ruolo della donna nella società, fa shake-up quando affronta tematiche legate alla cultura pop, e fa shake-up quando si schiera politicamente arrivando anche a farsi arrestare.

Il film “Come ti divento bella” è una commedia semplice e se volete in parte anche scontata, che nasconde un messaggio importate di cui Amy è la perfetta portavoce anche considerando il suo approccio quando è lontana dai riflettori.

Il film è un invito a riflettere sui tradizionali canoni di bellezza ed in particolare è un invito a riflettere sul valore dell’autostima.

In una delle recensioni italiane del film Alessia Starace per movieplayer scrive:

Come ti divento bella non si spinge tanto a fondo da raccontare come l’ossessione per la bellezza ha condizionato il ruolo socio-economico delle donne, ma racconta quello che può succedere quando una donna smette di sentirsi “sbagliata” perché non abbastanza magra, non abbastanza sexy, non abbastanza bella, e inizia a vivere la sua vita al massimo delle sue potenzialità: la nuova Renee non è definita dalla propria bellezza, o meglio dalla fiducia nella propria bellezza, ma smette di essere ostacolata dal proprio senso di inadeguatezza, e diventa insensibile a qualunque commento e giudizio negativo sul suo aspetto fisico.”

Anche se il film è incentrato su un ossessione per la bellezza tipicamente femminile, la riflessione che ci porta a fare si estende ben oltre i confini femminili e riguarda tutti noi e la nostra fiducia in noi stessi. Riguarda tutti noi e il valore della nostra autostima.

Autostima

L’autostima è la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Fin qui non vi dico nulla di nuovo. Ciò che mi sento di aggiungere è che l’autostima è la perfetta compagna della nostra individualità, uno dei due concetti fondanti di Comfort Zone Shake-Up.

L’autostima è in noi quando siamo bambini, evolve con noi quando diventiamo grandi e qualche volta in questo processo purtroppo ci abbandona.

Il film si chiude con una bellissima riflessione.

“Quando siamo bambine, abbiamo tutta la fiducia del mondo. Lasciamo che le nostre pance escano fuori dalle nostre magliette e … E balliamo e giochiamo e …

E poi succedono alcune cose che ci fanno interrogare su noi stesse… Qualcuno ci dice qualcosa di poco carino al parco giochi… E poi cresciamo, e iniziamo a dubitare di noi stesse, ancora e ancora, finché non perdiamo tutta quella fiducia, tutta quell’autostima, tutta quella fede in noi stesse che avevamo.

E se non ci facessimo influenzare troppo da questi momenti? E se fossimo più forti? Giusto? E se non ci lasciassimo condizionare dall’apparenza fisica o dal suono della nostra voce?

E se riuscissimo a non perdere quella confidenza e fiducia che abbiamo da bambine? E se quando qualcuno ci dice che non siamo abbastanza brave, carine, o magre avessimo la forza di e la saggezza di rispondere che quello che siamo è migliore di tutto questo? Perché quello che abbiamo siamo noi! Questa sono io! E sono orgogliosa di essere me stessa!

Se la Zona di Comfort rappresenta chi siamo, la nostra identità, la nostra educazione, la nostra cultura. Noi e la nostra famiglia, gli amici, il lavoro, il tempo libero, i nostri valori, ciò in cui crediamo, le nostre abitudini, i nostri rituali, le nostre certezze. Va da se che l’autostima – la nostra autostima – giochi un ruolo fondamentale nel personalissimo dialogo che abbiamo con noi stessi e con gli altri. E che debba accompagnare l’espansione della nostra Comfort Zone.

Il Valore Del Tempo

Il Valore Della Routine

Il Valore Della Mia Maratona Di New York

Il Valore Dell’autostima

Il nostro percorso prende forma.

Buona visione.


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