Il Valore della mia maratona di New York

Riflessioni

Shake it Up. Practice. Grow.

Sono passati due anni da quando ho corso e, ci tengo a precisarlo, concluso la mia prima e unica maratona: la maratona di New York. Era il 2016 e le 5 ore e 55 minuti, di pura adrenalina mista a sofferenza da ginocchio malconcio, rimarranno per sempre impresse nella mia memoria. Almeno finché non correrò la prossima gara. Si perché prima o poi, fosse anche a ottant’anni, ci sarà una seconda volta.

La mia esperienza con la corsa ha contribuito a forgiare il concetto di Comfort Zone Shake-Up. Ed è con il doppio cappello di chi fino a qualche anno fa non aveva corso più di cinque kilometri in una stessa sessione di allenamento, e di chi ha corso e concluso – seppur con un tempo che non passerà di sicuro alla storia – la maratona di New York che scrivo queste righe.

Che nella vostra vita non abbiate mai corso più di 30 secondi, per rincorrere l’autobus o il gatto – e non avete alcuna intenzione di iniziare nel prossimo futuro – o che la vostra vita sia letteralmente votata alla corsa, l’invito qui è quello di andare oltre la superficie. L’invito è quello a riflettere sul valore della corsa o per fare eco al titolo di questo articolo e alla mia esperienza, sul valore della maratona di New York.

La corsa rappresenta una metafora perfetta per descrivere l’approccio su cui si fonda Comfort Zone Shake-Up che riassumo in tre parole. Shake it Up. Practice. Grow.

Shake it Up

Sono cresciuta con un rapporto conflittuale con la corsa.

Ho studiato danza classica per oltre vent’anni e a quei tempi la corsa era vissuta come un’attività da evitare accuratamente. L’approccio non è cambiato quando ho abbandonato la danza per l’aerobica e tutte le discipline ad essa associate da insegnare in palestra. Ancora niente corsa e assoluto sguardo di indifferenza alla disciplina.

Poi sono cresciuta, ho iniziato a lavorare. Ho iniziato a viaggiare (abbastanza) per lavoro e per piacere. Ho iniziato a non avere più tempo per quella routine fatta di “classi” da insegnare o a cui partecipare in palestra o a danza. Sono cambiate le condizioni. Mi serviva un nuovo filtro per valutare attività mai provate. Mi serviva fare Shake-Up.

Nel “COME” di Comfort Zone Shake-Up vi ho accennato al fatto che Shake-Up in inglese significa “a radical reorganization” significa cioè ristrutturare, riorganizzare, rinnovare, cambiare, innovare, trasformare, ridisegnare, migliorare, aumentare.

Ecco, ad un certo punto della mia vita ho fatto Shake-Up e ho iniziato a correre.

Fare Shake-Up, decidere di iniziare a correre, decidere di fare qualsiasi altra cosa diversa da ciò che siamo abituati a fare, decidere di fare qualcosa di nuovo, significa mettersi in discussione. Significa non dare per scontato che la vita scorra così, “senza soluzione di continuità,” e senza possibilità di intervento per cambiarne il corso, che le cose debbano per forza essere viste da un unico punto di vista, e che si debba continuare a fare così perché “si è sempre fatto così.”

Fare shake-up significa interrogarsi sulle cose, dalle più banali ai massimi sistemi, significa cercarne, riscoprirne o cambiarne il significato. Fare shake-up significa esplorare, innovare, guardare ogni cosa con occhi nuovi. Significa aprirsi al nuovo, aprirsi a ciò che non necessariamente conosciamo bene. Aprirsi a ciò che non ancora conosciamo bene.

Per fare shake-up serve una buona dose di attitudine positiva. Abbiamo iniziato a parlare di come acquisire, sviluppare o mantenere un’attitudine alla vita positiva nell’articolo dedicato a “The Greatest Showman.” Abbiamo testato un primo modo per provare a iniziare bene la giornata – la musica, strumento potentissimo e molto spesso sottovalutato per lavorare su se stessi e sulla propria attitudine positiva – con la prima challenge. Abbiamo a disposizione una Playlist su Spotify.

Nel nostro processo di cambiamento, l’attitudine positiva è indispensabile come l’aria che respiriamo e il primo passo, ora lo sappiamo, è fare Shake-Up. Cos’altro serve?

Practice

Pratica, allenamento, training. Non importa che definizione usiate, il secondo importate elemento di Comfort Zone Shake-Up si basa sul presupposto di praticare qualsiasi cosa diversa da ciò che siamo abituati a fare, di praticare qualcosa di nuovo. Senza pratica non si va da nessuna parte. Senza allenamento non si ottiene nulla. Non si improvvisa.

Il messaggio ancora più importante è che non bisogna farsi prendere dal panico, non bisogna scoraggiarsi, non bisogna rinunciare a qualcosa di nuovo e a cui teniamo molto solo perché il primo impatto, solo perché l’inizio e magari anche i primi tempi, ci fanno sentire non a nostro agio, non all’altezza della situazione, fuori dalla nostra Zona di Comfort.

Ed ecco che la metafora della corsa torna in nostro aiuto. Non ci si improvvisa maratoneti. Non ci si sveglia una mattina e si corre la maratona di New York. Non ci si sveglia una mattina e si corre una corsa di quarantadue kilometri. Possiamo metterci tutto il nostro entusiasmo, chiudere gli occhi e lasciarci trasportare dell’incitamento della folla ai margini della strada, partire bene e perfino mantenere il sorriso per i primi chilometri, ma senza una buona preparazione prima della fine del percorso si pagherà quasi sicuramente pegno.

Il tradizionale modo di parlare di Comfort Zone – la vita inizia fuori dalla Zona di Comfort – mi fa pensare ad una gara, ad una maratona preparata non necessariamente nel modo ottimale.

Correre significa instaurare un dialogo con noi stessi. Correre significa istaurare un dialogo con la nostra mente e con il nostro corpo. Significa iniziare un percorso che può vederci al limite delle nostre possibilità anche solo dopo un kilometro affrontato al passo si una tartaruga se è da li che partiamo. Correre significa giorno dopo giorno, allenamento, dopo allenamento, migliorare, crescere, espandere la propria Comfort Zone.

Grow

Ed eccolo qui l’ultimo elemento di Comfort Zone Shake-Up. Lo abbiamo appena chiamato in causa: la crescita, lo sviluppo, l’espansione della Zona di Comfort. Una crescita organica, strutturale, profonda. Una crescita fondata su una routine. Una crescita fondata sulla quotidianità. Una crescita costante.

Comfort Zone Shake-Up e il suo approccio – la vita inizia dentro la nostra Zona di Comfort – mi fa pensare ad una corsa, una 5Km, una 10Km, una mezza maratona, una maratona per la quale siamo ben preparati.

L’importante non è vincere. Ciò che conta è godersi a pieno l’avventura. I colori, i suoni, le persone a bordo strada che applaudono, ci incoraggiano, ci sorridono. E poi ancora il dialogo, quel dialogo con noi stessi così importante e che ci accompagna per tutta la durata della gara.

Il valore della mia maratona di New York è in Comfort Zone Shake-Up

Ho iniziato il mio primo training nel freddo Gennaio 2015 con il gruppo e i fantastici coach di “Team for Kids.” A parte qualche corsa a Milano, non avevo fatto granché. Mi ero trasferita in America da meno di un anno e lavoravo come una pazza con tre continenti e tre fusi orari.

Tra i buoni propositi per il 2015 avevo inserito un miglior balance tra lavoro e vita personale e soprattutto un ritorno ad un buon regime di training, contropartita importante di tutte le ore che trascorrevo seduta.

Il 10 Gennaio 2015 ho corso le mie prime due miglia all’aperto. A Marzo 2015 è stata la volta della mia prima mezza maratona. Tra il 2015 e il 2016 ho corso un totale di sette mezze maratone. Il 6 Novembre 2016 sono stata tra i 51,392 total finisher della quarantaseiesima Maratona di New York. Tra il 10 Gennaio 2015 e il 6 Novembre 2016 c’è stata tanta pratica. Ore, giorni, mesi di allenamento.

Come esseri umani abbiamo un grande potere ed è tutto nelle nostre mani.

Ho creato Comfort Zone Shake-Up perché credo nel potere che come esseri umani abbiamo di crescere e migliorare. Credo nella capacità di ognuno di noi di plasmare la propria vita. Credo che mai come oggi ci sia bisogno di condividere un messaggio di possibilità forte e positivo.

Scegliete la vostra gara.

Shake It Up. Practice. Grow. Three small steps for a big change.

Photo by tom coe on Unsplash

     


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