Federica Cascia: questa sono io

Questa sono Io

Ciao a tutti mi presento, sono Federica Cascia.

Chicca”, per un ristrettissimo gruppo di persone – tutte marchigiane doc – che include la mia famiglia e gli amici con cui sono andata all’asilo e alle elementari. “Fede”, per un ristretto gruppo di persone – tutte Italiane doc – quelle speciali che la vita nel suo corso ti fa incontrare e con le quali condividi un qualcosa in più. “Fed”, per i miei colleghi americani che proprio non capiscono come si fa a non avere la r dopo la F (e io giù a spiegare che non è Frederick) ma che meno male c’è “FedEx.”

È con Chicca, Fede e Fed che voglio raccontarvi chi sono e un frammento della mia storia, benvenuti!

Chicca

Chicca è una peste, un maschiaccio che ai tempi dell’asilo adora “Mazinga Zeta”, si diverte a imitare “Tarzan” arrampicandosi tra un albero e l’altro nell’ora di ricreazione, ad accendere la luce durante il riposino pomeridiano appena si sono addormentati tutti, a togliere instancabilmente il velo alle suore alla prima occasione.

Chicca è una “Remigia” – termine marchigiano coniato da mia nonna di dubbia traduzione che lei associa a energia, passione, esuberanza – a cui sono piaciute così tanto le prime recite, i primi balletti in calzamaglia e l’impatto con il palcoscenico, da spingerla a studiare danza classica per oltre vent’anni, a esercitarsi nella recitazione, a fare animazione nei villaggi turistici, ad insegnare in palestra per oltre dieci anni, ad insegnare marketing per una università dell’America Latina, e ultimamente a cimentarsi con questa idea del blog e perché no con quella di un libro.

Chicca è anche la bambina di sei anni che viene fatta sedere in prima fila il primo giorno di scuola perché è la figlia di genitori separati. Non una figlia di genitori separati qualunque, l’unica in tutta la scuola e l’unica in tutto il paese ad avere genitori separati.

Vi racconto questo – e torno per un momento in prima persona – perché se leggete queste righe probabilmente siete capitati sul mio blog che parla di crescita personale e della mia assoluta convinzione nella capacità di ognuno di noi di plasmare la nostra vita. Non importa da dove partiamo, non importa neanche necessariamente dove arriviamo. È il percorso personale, è la misura dello stretch – dell’estensione della nostra Zona di Comfort – ad essere il così affascinante nodo della questione. Ed è sempre una storia personale. Non servono confronti e non c’è nessuna gara.

L’esercizio di ripercorrere le tappe salienti della mia vita per cercare di raccontarvi chi sono mi permette di unire i puntini, andando a rafforzare la storia – quella di Comfort Zone Shake-Up – che voglio raccontarvi: una storia fatta di cambiamento, di evoluzione, di arricchimento, di crescita personale e professionale. È una storia come tante, forse, ma è la mia storia e se permettete, ci tengo abbastanza. Ma torniamo a noi.

Chicca sviluppa una certa familiarità con un concetto importante che accompagnerà Fede e Fed nel corso degli anni: quello della diversità. E fuori dal coro, indipendente nell’accezione più nobile del termine, in fondo lo sono sempre stata.

Per mia scelta, come quando ho lavorato contemporaneamente in un forno, “il forno delle Moie” il mio paese, in un bar, e in una balera “il mitico 6001” di nascosto da mia mamma per poter racimolare il necessario per pagarmi la certificazione di insegnante di aerobica. O quando ho deciso di fare l’università lavorando (insegnando aerobica grazie alla certificazione, olé!) scontrandomi praticamente contro tutta la mia famiglia (unita almeno su questo) che avrebbe preferito la strada tradizionale dello “sbrigati così ti laurei prima e trovi un lavoro vero invece di perdere solo tempo”.

Diversa anche come risultato delle mie scelte, come quando arrivata a Milano ero la terroncella, per via del mio leggerissimo accento marchigiano, senza una laurea alla Bocconi. O come quando a New York – e questa è storia recente – è stata la volta del un po’ troppo italiana, per via del mio leggerissimo accento italiano, e senza un’istruzione da “Ivy League” americana.

Fede

Fede è la ragazza che tra le mille attività e progetti alla soglia dei vent’anni scopre due passioni che segneranno il resto della sua vita (devo essere politically correct nel citarle in ordine di importanza).

La prima si chiama Romualdo Fortucci, suo amico, amante, fidanzato, marito, spalla, confidente, consigliere, supporter e primo fan. Al momento in cui scrivo ho trascorso con lui circa il 56% della mia vita e non ho 20 anni quindi provate a fare un rapido conto!

La seconda si chiama marketing. Il marketing è la ragione per cui sono riuscita a laurearmi quando l’instant gratification dello stipendio da insegnante di aerobica era così forte. Il marketing ha rappresentato da subito la perfetta disciplina, il punto di incontro tra l’analiticità della ragioniera e la creatività della ballerina, dell’insegnate di aerobica, di…me.

Il digital marketing e il social media marketing hanno contribuito a forgiare questa idea di non sentirsi mai arrivati, di continuare ad imparare, di lavorare costantemente per espandere la propria Zona di Comfort. Il mondo sta cambiando alla velocità della luce e non possiamo davvero permetterci – a livello personale e professionale – di non capirlo, di fermarci, di non impegnarci a guidare il cambiamento nella giusta direzione. Il marketing mi ha letteralmente permesso di girare il mondo. Dagli esordi nelle Marche, per poi passare per la ridente Romagna, la grande Roma, l’importante Milan, e beh… la grande mela, New York.

Fed

Se oggi Fed scrive queste righe da una scrivania che si affaccia su Times Square, lo deve al sostegno senza pari di suo marito, al coaching di straordinari capi, agli ostacoli da parte di capi meno straordinari, e naturalmente al marketing.

Forse ho dimenticato qualcuno. Un po’ di merito me lo prendo anche io che con la mia instancabile tenacia, la mia sfrenata passione per l’apprendimento, la mia sana curiosità e la mia resilienza, sono passata dal primo banco di un paesino delle Marche ad una scrivania vista mozzafiato del mio ufficio a New York.

Se di quanto vi ho raccontato non ne avete ancora abbastanza, potete divertirvi a seguire le mie avventure. Se invece volete tornare immediatamente all’interno della vostra Zona di Comfort, potete consultare LinkedIn!

Se siete arrivati a leggere fin qui, non posso che ringraziarvi, darvi il benvenuto e naturalmente augurarvi di avere sempre il coraggio di fare “Shake-Up” della vostra Comfort Zone.

Con la speranza che troviate almeno un po’ di ispirazione tra queste pagine vi lascio con l’ultimo suggerimento iniziate qui.

Chicca, Fede, Fed.

Photo Nousha Salimi


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